Nel momento stesso in cui metto le parole in questo blog non sono già più mie.
quando nascono è come se fossero prigioniere.
rinchiuse nella mia testa.
e poi finalmente escono
e si prendono tutta la loro libertà
e non sono più mie.
e non si fermano più
e lasciano la loro ombra su qualche pagina
ma la loro anima non si può più imprigionare.
a proposito dell’addio.
ieri sera l’ho toccato.
il mio addio.
ed è come il ghiaccio.
così freddo da bruciarti.
La verità, o almeno la bugia che più mi sembra vera, è che sono pigro. O forse è più giusto dire indolente. Talmente indolente da non avere nemmeno la voglia di smettere di essere pigro.
Ho forse c’è una bugia ancora più vera, o forse no. E’ solo più bella.
Ho letto il tuo post sugli addii. A me ne è arrivato uno da poco. Ho la scatola tra le mani, chiusa, con una bella carta da pacchi e un grande fiocco.
Io so cosa c’è dentro. So già che sotto quel fiocco c’è un addio. E continuo a girare il pacchetto fra le mani senza aprirlo.
Perchè un addio non è un addio finchè non lo tocchi. E lo tengo li, fra le mani. Lo rigiro e lo guardo. Senza aprirlo. Non posso nemmeno appoggiarlo. Altrimenti qualcuno potrebbe portarmelo via. E non voglio. Quell’addio è solo mio.
Ma non voglio aprirlo. Perchè quando lo aprirò dovrò metterlo da qualche parte e alzarmi.
E così sto seduto e non faccio niente. Tranne guardare il mio pacchetto.
Ecco perchè non posso aiutarti. Dovrei lasciare il mio pacchetto. O aprirlo. E non posso farlo.
Non finchè non avrò deciso dove metterlo una volta che l’avrò tolto dalla scatola.
Intanto leggerò il tuo blog e buran. Poco per volta naturalmente, solo nei pochi momenti in cui riuscirò ad alzare gli occhi dal mio bel pacchetto.
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