conosco poco anche l’italiano. Ma il vero motivo per cui non vi posso/voglio aiutare non è questo.
La verità, o almeno la bugia che più mi sembra vera, è che sono pigro. O forse è più giusto dire indolente. Talmente indolente da non avere nemmeno la voglia di smettere di essere pigro.
Ho forse c’è una bugia ancora più vera, o forse no. E’ solo più bella.
Ho letto il tuo post sugli addii. A me ne è arrivato uno da poco. Ho la scatola tra le mani, chiusa, con una bella carta da pacchi e un grande fiocco.
Io so cosa c’è dentro. So già che sotto quel fiocco c’è un addio. E continuo a girare il pacchetto fra le mani senza aprirlo.
Perchè un addio non è un addio finchè non lo tocchi. E lo tengo li, fra le mani. Lo rigiro e lo guardo. Senza aprirlo. Non posso nemmeno appoggiarlo. Altrimenti qualcuno potrebbe portarmelo via. E non voglio. Quell’addio è solo mio.
Ma non voglio aprirlo. Perchè quando lo aprirò dovrò metterlo da qualche parte e alzarmi.
E così sto seduto e non faccio niente. Tranne guardare il mio pacchetto.
Ecco perchè non posso aiutarti. Dovrei lasciare il mio pacchetto. O aprirlo. E non posso farlo.
Non finchè non avrò deciso dove metterlo una volta che l’avrò tolto dalla scatola.
Intanto leggerò il tuo blog e buran. Poco per volta naturalmente, solo nei pochi momenti in cui riuscirò ad alzare gli occhi dal mio bel pacchetto.
Nel momento stesso in cui metto le parole in questo blog non sono già più mie.
quando nascono è come se fossero prigioniere.
rinchiuse nella mia testa.
e poi finalmente escono
e si prendono tutta la loro libertà
e non sono più mie.
e non si fermano più
e lasciano la loro ombra su qualche pagina
ma la loro anima non si può più imprigionare.
a proposito dell’addio.
ieri sera l’ho toccato.
il mio addio.
ed è come il ghiaccio.
così freddo da bruciarti.
1062007
franci (11:00:18) :
leggo le tue parole e torno a 15 mesi fa. neppure io avrei voluto appoggiare mai quel pacchetto. conteneva ricordi, speranze, condivisione, sogni di quasi 10 anni di vita insieme. poi è arrivato il giorno in cui ho capito che appoggiare quel pacchetto non avrebbe significato dimeticare. non si dimentica, perchè l’hai vissuto e per quanto ora sia doloroso serve a crescere. fortifica. abbatte ma rinforza. serve a guardarsi dentro con umiltà e coraggio. serve a mettersi a nudo di fronte a noi stessi. già lo sapevi che sarebbe stato un addio. te lo leggevo chiaro negli occhi. gli occhi di una persona intelligente che aveva capito. ma che umanamente non accetta. so che toccando quella mattonella a forma di cuore a venezia il tuo pensiero è andato a lei. ma so anche che il desiderio è andato altrove. al futuro. a ciò che di magnifico la vita ha in serbo per te.
e senti.
ma non è che sai qualche lingua e ci vuoi aiutare a fare il terzo numero di buràn?
conosco poco anche l’italiano. Ma il vero motivo per cui non vi posso/voglio aiutare non è questo.
La verità, o almeno la bugia che più mi sembra vera, è che sono pigro. O forse è più giusto dire indolente. Talmente indolente da non avere nemmeno la voglia di smettere di essere pigro.
Ho forse c’è una bugia ancora più vera, o forse no. E’ solo più bella.
Ho letto il tuo post sugli addii. A me ne è arrivato uno da poco. Ho la scatola tra le mani, chiusa, con una bella carta da pacchi e un grande fiocco.
Io so cosa c’è dentro. So già che sotto quel fiocco c’è un addio. E continuo a girare il pacchetto fra le mani senza aprirlo.
Perchè un addio non è un addio finchè non lo tocchi. E lo tengo li, fra le mani. Lo rigiro e lo guardo. Senza aprirlo. Non posso nemmeno appoggiarlo. Altrimenti qualcuno potrebbe portarmelo via. E non voglio. Quell’addio è solo mio.
Ma non voglio aprirlo. Perchè quando lo aprirò dovrò metterlo da qualche parte e alzarmi.
E così sto seduto e non faccio niente. Tranne guardare il mio pacchetto.
Ecco perchè non posso aiutarti. Dovrei lasciare il mio pacchetto. O aprirlo. E non posso farlo.
Non finchè non avrò deciso dove metterlo una volta che l’avrò tolto dalla scatola.
Intanto leggerò il tuo blog e buran. Poco per volta naturalmente, solo nei pochi momenti in cui riuscirò ad alzare gli occhi dal mio bel pacchetto.
se non ti spiece prenderei una frase di questo lungo commento e la metterei lì da me.
quella che dice: un addio non è un addio finché non lo tocchi
prendi pure ciò che ti piace.
Nel momento stesso in cui metto le parole in questo blog non sono già più mie.
quando nascono è come se fossero prigioniere.
rinchiuse nella mia testa.
e poi finalmente escono
e si prendono tutta la loro libertà
e non sono più mie.
e non si fermano più
e lasciano la loro ombra su qualche pagina
ma la loro anima non si può più imprigionare.
a proposito dell’addio.
ieri sera l’ho toccato.
il mio addio.
ed è come il ghiaccio.
così freddo da bruciarti.
leggo le tue parole e torno a 15 mesi fa. neppure io avrei voluto appoggiare mai quel pacchetto. conteneva ricordi, speranze, condivisione, sogni di quasi 10 anni di vita insieme. poi è arrivato il giorno in cui ho capito che appoggiare quel pacchetto non avrebbe significato dimeticare. non si dimentica, perchè l’hai vissuto e per quanto ora sia doloroso serve a crescere. fortifica. abbatte ma rinforza. serve a guardarsi dentro con umiltà e coraggio. serve a mettersi a nudo di fronte a noi stessi. già lo sapevi che sarebbe stato un addio. te lo leggevo chiaro negli occhi. gli occhi di una persona intelligente che aveva capito. ma che umanamente non accetta. so che toccando quella mattonella a forma di cuore a venezia il tuo pensiero è andato a lei. ma so anche che il desiderio è andato altrove. al futuro. a ciò che di magnifico la vita ha in serbo per te.